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Domande e risposte

La non-dualità è una forma di conoscenza o di esperienza?

La non-dualità è lo stato naturale dell’esistenza. E’ la condizione in cui tutto si manifesta. Di tale caratteristica fondamentale della realtà non siamo normalmente consapevoli, né essa ci è trasmessa dai modelli culturali prevalenti. Non vi è dunque niente da “riconquistare” perché niente è stato “perduto”, si tratta solo di acquisire una maggiore consapevolezza di chi siamo realmente, trasformando la propria convinzione di essere un’entità separata che conduce un’esistenza individuale.

″Se cerchi di raggiungere qualcosa vuol dire che metti una distanza fra te e quella cosa. Nel caso della verità, non c'è alcuna distanza. Ma la verità non ti appartiene come un oggetto esterno, tu e la verità siete la stessa cosa!″ E.V.

Perché cercare una nuova visione?

La ricerca della risposta ultima riguardo alla natura della realtà è normalmente considerata di esclusivo interesse dei filosofi e sembra poco concernere le concrete problematiche del vivere quotidiano. Invece, proprio la visione che abbiamo dell’esistenza in generale, e del nostro ruolo in essa, costituisce quella cornice all’interno della quale stabiliamo (perlopiù a livello inconscio) i nostri obiettivi personali e compiamo le nostre scelte. Sia quelle fondamentali, legate, ad esempio, al nostro personale scopo nella vita, sia quelle di breve termine, fino ai singoli comportamenti quotidiani. Per questo motivo, una nuova visione della realtà produce cambiamenti a tutti i livelli della nostra identità e, di conseguenza, nella nostra vita.

″Il nuovo paradigma può essere considerato una visione olistica del mondo, poiché lo descrive come un tutto integrato anziché come un insieme di parti tra loro disconnesse.″ Fritjof Capra

Perchè puntare sulla consapevolezza?

La consapevolezza è la chiarezza della natura dei processi in atto dentro e fuori di noi. Si può essere dunque consapevoli dei propri pensieri e delle proprie emozioni, delle dinamiche di una relazione, come anche del rapporto causale fra eventi fra loro distanti nel tempo e nello spazio o dello scopo ultimo della propria vita.
La forma di consapevolezza più elevata è quella che riguarda la natura unitaria della realtà e ci permette di rispondere alla domanda “chi sono?”.
La formazione della nostra consapevolezza è purtroppo imbevuta, fino dal suo primo formarsi, di input che richiamano il principio dualistico quale fondamento certo della nostra esistenza. Rafforzando con ciò la convinzione della distanza, anzi, della separazione, tra l’individuo e tutto quanto è altro da lui, ad ogni livello, sia fisico sia metafisico.
La consapevolezza di unità del tutto ha dunque l’effetto progressivo di trasformare il modo di rapportarsi e interagire con ogni aspetto della vita, permettendo una nuova esperienza di risonanza con tutto ciò che esiste.

″Qualunque tipo di pratica diversa dalla via della conoscenza non può portare a questo risultato, perchè la pratica non è l'opposto dell'ignoranza. ″ Dennis Waite

Stiamo parlando di “illuminazione”?

L'affermazione “io sono illuminato” indica comunque una forma di conoscenza indiretta dell’assoluto, perché non nega il soggetto che fa l'esperienza. E' dunque fatta dal punto di vista di un soggetto formalmente identificato e separato dall’oggetto della sua esperienza, per quanto lo si definisca “il tutto”. E' preferibile parlare di ″livello di consapevolezza″ e della sua ″integrazione″ in ogni aspetto della propria esistenza.

″C'è in molti l'attesa per un evento chiamato illuminazione che giungerebbe al termine di un processo di purificazione. Quale assurdità!·E' ancora lo stesso gioco del rifiuto del qui e ora.″ Francis Lucille·

Per sviluppare la consapevolezza è necessario ridurre l'influenza del proprio ego?

Dal punto di vista della non−dualità, non ci sono due distinte entità, il sé e l'ego. Vi è solo un sé, momentanea manifestazione dell' assoluto, che vive una condizione di ignoranza della natura unitaria della realtà. Se poi si vuole parcellizzare ulteriormente questo sé, ciò permette di vivere ulteriori forme di esperienza, ma non aggiunge o toglie alcunché alla sua essenza.

″Quando ti rendi conto che il tuo ego separato è una finzione, allora torni a sentirti una cosa sola con l'intero processo della vita.″ Alan Watts

 

Cosa succede dopo aver raggiunto la chiara consapevolezza di unità del tutto?

Nella propria vita resta esattamente quello che c'era prima. Solo lo si vive da una prospettiva differente e dunque con un senso diverso. Il nuovo significato di ogni esperienza influenza a sua volta lo stato interiore, caratterizzato ora da un maggiore senso di libertà e di fiducia nel fluire con la vita, di cui ci si riconosce parte integrante e non più separata.

″Solo quando l'essere umano si riconoscerà in tutto ciò che esiste nell'universo e affermerà: − finché c'è vita io sono vivo− allora non avrà più alcuna paura″. Vivekananda

Si legge spesso che la mente, o l'intelletto, sono inadeguati a cogliere l'assoluto, perché strumenti relativi..

Anche la mente, o l'intelletto come sua facoltà, sono una forma della manifestazione dell'assoluto. Pertanto, la mente che coglie l'infinito è soltanto l'assoluto che riconosce se stesso.

″Se sono strumentale nella creazione del mondo di cui faccio esperienza, allora·non può essere impossibile relazionarmi con·l'Assoluto che emerge dalla mia coscienza e con l'Infinito nel quale il mio universo si fonde e scompare.″ Chaitanya Yati

Questa via è quella dell’Advaita?

L’Advaita poggia su testi sapienziali millenari della tradizione indiana, nei quali la natura della realtà e la sua manifestazione sono ampliamente investigate e descritte, ma ci sono anche altri insegnamenti non dualistici come il Taoismo o il Sufismo. Data e accettata la verità della natura non-duale della realtà, vi sono tuttavia rispetto all’Advaita alcune differenze nel presente approccio conoscitivo e, dunque, nella via alla consapevolezza qui proposta.
In particolare, non si nega la realtà dell'esperienza, né del soggetto che la compie, riportando entrambi nell'alveo della comune e unica manifestazione dell'ente unico assoluto. Si pone dunque sempre, come premessa di ogni analisi o semplice osservazione della realtà, la distinzione fra la sua natura, o essenza, e la sua manifestazione.

Chi è qualificato per trasmettere i principi della non−dualità?

I principi della non−dualità sono semplici da enunciare. Per conoscerli basta un buon libro. Ciò che conta realmente è però la loro integrazione nella propria consapevolezza, che non significa semplicemente impararli, ma che essi diventano il fondamento della visione che si ha della vita e di noi stessi. Il percorso di ristrutturazione delle nostre convinzioni, in primis proprio quella di essere entità separate che conducono ognuna una propria esistenza, richiede l'utilizzo di adeguati strumenti cognitivi. Se si è accompagnati da chi lo ha già imboccato, e magari dedica la propria vita proprio a tale ruolo, è sicuramente preferibile.

″Ognuno ha in mente la propria immagine di ″maestro″ e, cercando chi combacia con quella immagine, spesso incontra il proprio maestro, ignorandolo.″ E.V'

E se si volesse fare ″un'esperienza″ di unità con il tutto?

La non−dualità è la nostra condizione naturale. Non è possibile uscirne e rientrarne. In generale: finché c'è un soggetto che fa l'esperienza essa non potrà che essere un'esperienza relativa e non dell'assoluto. O c'è il sé che fa l'esperienza o, se non c'é il sé, non ci potrà essere per esso un'esperienza.

″Quando cerchi l'esperienza, la tua attenzione si restringe a una frazione del tutto.″ Ernest Holmes

Cos'è il One Self model ©?

La struttura del nostro linguaggio verbale rispecchia profondamente la nostra comprensione della natura della realtà. A fronte di una visione dualistica, in base alla quale ciascun essere umano è considerato un’entità a sé stante, anche il linguaggio normalmente utilizzato rispecchierà questa contrapposizione formale, con tutte le conseguenze rafforzative sulla convinzione di separazione del soggetto dagli altri simili e dal resto dell'universo.
Il meta-modello, o "linguaggio di precisione", è un processo di indagine costituito da un insieme di domande che evidenzia lo schema e le regole con cui un soggetto tende a rappresentare verbalmente la realtà e a comunicare con gli altri individui.
In un percorso di sviluppo della consapevolezza, il meta−modello aiuta a interrompere un circolo vizioso di auto−rafforzamento delle proprie convinzioni iniziali, nel nostro caso di matrice dualistica, e agevola l'ampliamento della propria consapevolezza in chiave unitaria.